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THE TRUE COST OF COSMETICS

È tutto oro quello che luccica nei nostri vasetti? Sai che cosa si nasconde dietro il costo dei cosmetici che acquisti?

In tutti i settori commerciali esistono tipologie di prodotti differenti, con canali di vendita diversi e fasce di prezzo diverse: basti pensare, ad esempio, ad una mozzarella di bufala di cui si può acquistare una sottomarca al discount, una marca famosa al supermercato o fresca al caseificio; oppure una t-shirt, acquistata in una catena di fast fashion, nel negozio di un brand di lusso o da un artigiano.

Il settore dei cosmetici non si discosta da questo meccanismo. Come spesso accade anche nel mondo della moda, però, molto spesso, ad un prezzo di listino astronomico non corrisponde un’effettiva qualità del prodotto.

Che cos’è che incide sul costo finale? Scopriamolo insieme (e ti sveleremo tutti i segreti…di Pulcinella)!

Partiamo da quello che dovrebbe essere il CUORE del prodotto, ovvero la FORMULA

Sapevi che, per legge, gli ingredienti di un cosmetico devono essere riportati sulle confezioni in ordine decrescente di concentrazione in cui sono contenuti? Quelli presenti in percentuale inferiore all’1%, però, possono essere dichiarati sulla confezione in ordine sparso. Questo significa che non importa se di un ingrediente il formulatore abbia inserito lo 0.995% o lo 0.0001%, nella lista degli ingredienti lo potrà posizionare allo stesso livello. INCI uguale, ma efficacia e costi molto differenti e, per assurdo, una buona strategia di marketing può far apparire il prodotto meno ricco molto più performante di quello meglio formulato! 

CONSIGLIO N.1: non farti abbagliare da ingredienti lussuosi o dai nomi esotici, soprattutto se servono a giustificare un costo spropositato; potrebbero essere dei semplici specchietti per le allodole.

“Water, Mineral Oil, Petrolatum, Glycerin, Microcrystalline Wax, Lanolin Alcohol, Paraffin…”

“Algae (Seaweed) Extract, Mineral Oil, Petrolatum, Glycerin, Isohexadecane, Microcrystalline Wax, Lanolin Alcohol…”

Sono i primi ingredienti di due famose creme viso, una venduta a meno di 2 euro al supermercato, l’altra a oltre 200 euro in profumeria.

Sono molto simili, non trovi? Quindi come mai una così grande differenza di costo? Possono i soli ingredienti giustificare il prezzo finale del prodotto?

La risposta è….. <<rullo di tamburi>> NO.

È vero, esistono ingredienti cosmetici costosissimi tanto da essere venduti AL GRAMMO, ma dei quali generalmente si utilizza una quantità talmente piccola che l’incidenza sul costo finale si ridimensiona moltissimo (attenzione: non significa che se l’attivo è contenuto in bassa percentuale debba per forza essere inefficace; in cosmesi non vige sempre la regola di Baldambembo del “più ce n’è, meglio è”). Essendo produttrici e acquistando direttamente gli ingredienti cosmetici, ne conosciamo i prezzi e possiamo assicurarti che il costo di oltre 200 euro della crema venduta in profumeria non è giustificato dalla sua formula.

stupito?

Stupito?

Pensavi che la maggior parte del costo del prodotto dipendesse…dal prodotto stesso? Molto spesso, purtroppo, non è così!

Passiamo ora al CORPO del nostro cosmetico, ovvero il CONTENITORE.

Packaging per cosmetici

Ne esistono dei più disparati, dai più semplici a quelli che sono quasi delle astronavi; in plastica, vetro, alluminio, cartone… chi più ne ha più ne metta! Ovviamente anche la scelta del contenitore incide sul costo del prodotto finito; un tubetto di plastica costerà meno di un barattolo di vetro che verrà, a sua volta, meno di un airless (quei contenitori che permettono di non sprecare nemmeno una goccia di prodotto) di ultima generazione. Tra il primo e l’ultimo ci può essere una differenza di prezzo anche di dieci volte! Per non parlare poi dei dettagli: colorazioni personalizzate, stampa metallizzata, tocco soft touch… Tutto ha la sua incidenza di costo!

Non ti nascondiamo che in questo campo l’enorme vantaggio delle multinazionali si chiama POTERE DI ACQUISTO. Acquistando grosse quantità di materiali si abbattono i costi e si può (ma non è obbligatorio 😉) investire il denaro risparmiato in altro, ad esempio nella pubblicizzazione del prodotto.

multinazionali

Le piccole aziende in questo sono estremamente svantaggiate e difficilmente possono permettersi pubblicità, faticando di più a farsi conoscere. D’altro canto, sono quelle che, il più delle volte, investono maggiormente sulla qualità e la cura del cliente, puntando alla fidelizzazione e a farsi una propria nicchia grazie al passaparola. Chiaramente le tempistiche di vendita sono molto più lunghe (e inaccettabili per le grosse società), ma le soddisfazioni sono GIGANTI.

CONSIGLIO N.2: Fai molto caso a quante parti compongono il packaging del tuo cosmetico e alla scelta dei materiali: tutto contribuisce ad aumentare il valore economico del prodotto. Valuta se vale la pena pagare di più un prodotto solo per la sua confezione lussuosa.

Ora veniamo al VESTITO, o, per meglio dire, tutto ciò che ruota attorno al prodotto.

pubblicità

Lo sai, ad esempio, che per vendere a professionisti come le estetiste o i farmacisti, è necessario avere una rete di agenti commerciali che vengono stipendiati parzialmente in base alle vendite?

Lo sai che, IN MEDIA, un rivenditore (profumeria, farmacia, negozio, supermercato) chiede il 40% di ricavo sul costo del prodotto finito e che quindi ogni “passaggio di mano” è un ricarico di costi “vuoti”?

Per farti meglio capire il meccanismo di vendita più diffuso in questo settore ti facciamo l’esempio di una possibile situazione: un personaggio famoso decide di creare un brand di cosmetici e di venderne i prodotti in profumeria.

Ovviamente dovrà commissionarne la produzione ad un’azienda cosmetica specializzata. Questa, a sua volta, dopo aver prodotto gli sfusi, delega ad un’altra azienda il riempimento nel packaging prescelto. Una volta pronti nella loro confezione finale, il personaggio famoso venderà i prodotti a suo marchio al negozio, quasi sicuramente tramite un agente o a una rete commerciale.

Hai visto quanti passaggi fa il prodotto prima di arrivare nel tuo bagno?

scalinata

In questo esempio ne hanno fatti ben 5, che corrisponderanno ad altrettanti 5 ricavi che incideranno sul prezzo di cartellino senza apportare alcun valore.

Non sempre, però, è così, perciò:

CONSIGLIO N. 3: rifletti sempre su quanti passaggi il prodotto che stai acquistando ha dovuto subire prima di arrivare sullo scaffale e cerca di renderti conto di come tutti questi abbiano contribuito ad aumentare in maniera piccola o grande il suo costo finale.

Tutto qui?

Ovviamente no!

L’aspetto pubblicitario del prodotto è, forse, la parte più dispendiosa, specialmente se la si coniuga su vari canali (TV, radio, riviste, dépliant, cartelloni, etc). In misure differenti, ogni tipologia volta a far conoscere il prodotto avrà un costo (che in genere parte dal migliaio di euro a salire) che dovrà essere necessariamente spalmato sul costo del singolo prodotto in vendita.

La sponsorizzazione sui social media viene affidata ad influencer più o meno famose che mostrano i prodotti in maniera dettagliata sui loro profili? Quasi sempre anche questi sono costi extra!

Negli ultimi mesi è trapelata la notizia dei cachet STELLARI che i VIP di Instagram ricevono per un singolo post (si parla anche di 1 milione di dollari per una fotografia!). E non pensare che tutto questo non ricada anche su di te che, “influenzato” da un bel filtro e una foto suggestiva del tuo idolo, metti mano al portafogli e acquisti quel determinato prodotto senza troppo pensarci!

kim kardashian

Non stiamo demonizzato i social, ci mancherebbe, al giorno d’oggi sono la via di comunicazione più rapida e globale, ma tutti quei costi “vuoti” che non apportano alcun valore al prodotto, se non forse quello di farti conoscere il brand più facilmente e, con un po’ di fortuna e di marketing aggressivo, farti acquistare da lui.

Ma vuoi davvero pagare una crema il doppio o il triplo solo perché l’azienda che la vende deve stipendiare un influencer per parlarne bene?

Un’altra strategia di marketing “interessante” è il prodotto in omaggio ad ogni acquisto. Non si tratta sempre di prodotti a basso costo finale, talvolta sono prodotti con un prezzo di listino medio-alto. L’impressione iniziale è super positiva (a chi non piace ricevere regali?!), ma pensaci bene: quanto mai potrà costare quel prodotto all’azienda se lo regala con così estrema facilità?!

L’altro giorno parlavamo con un amico super entusiasta di aver acquistato un paio di jeans che da listino venivano 250€ a 30€ su un sito di saldi online. Il pensiero è stato immediato: considerando i ricavi per il negozio e il brand, che ci devono essere per forza, quanto mai potrà essere stato il costo di partenza per la produzione di quel capo?!

stupido

Non ti fa sentire preso in giro?

Ma allora come viene deciso il prezzo finale di vendita?

Innanzitutto il brand decide in quale nicchia di mercato inserire il prodotto/linea. Sarà un prodotto lussuoso o verrà venduto in un supermercato? Verrà distribuito in farmacia o in profumeria? Sarà disponibile solo online o in negozi in franchising?

Questa decisione è cruciale perché definisce tutte le scelte successive ed i loro relativi costi (la distribuzione, la rivendita, gli investimenti riguardanti il packaging più adatto al canale di vendita, le campagne pubblicitarie) e, molto spesso, già nella fase embrionale si arriva a decidere quanto dovrà costare il prodotto finito al brand e quanto sarà il suo prezzo di cartellino. Sulla base di cosa? Beh, ovviamente delle spese a carico dell’azienda, che saranno più o meno elevate a seconda delle dimensioni aziendali e degli investimenti fatti e che devono essere ampiamente ripagate dalle vendite. E poi del “consumatore tipo” di quel prodotto (il cosiddetto TARGET): quanto è disposto a spendere? Qual è il suo livello di preparazione sui prodotti? Il suo status sociale? Quanto è influenzabile dai vari canali di comunicazione?

E la formula? La sua qualità non dovrebbe essere la parte cruciale, il cuore del prodotto che tanto sentiamo enfatizzare nelle pubblicità?!

pat pat

In teoria sì, in pratica, per poter rimanere nel “target price” imposto da chi vende il brand, molto spesso il formulatore finisce per tagliare la parte più importante, quella che costa di più, ovvero gli ingredienti attivi.

CONSIGLIO N.4: Un packaging di lusso, molta pubblicità e decine di influencer-promoter che parlino bene a tutti i costi del brand spesso sono strategie volte ad abbellire un prodotto mediocre.

Informati, segui i nostri consigli e rispondi alle domande che ti abbiamo invitato a porti. Se hai curiosità, chiedi delucidazioni direttamente al brand. Dalle sue risposte già potrai farti un’idea! Ed infine, dopo tutto questo, scegli consapevolmente di dare la tua fiducia a chi ti sembra di meritarla ed ha i prodotti che meglio soddisfino le esigenze della tua pelle, non solo quelle di un bello scatto su Instagram 😉

I conservanti nei cosmetici – Tutta la verità!

Sentiamo spesso parlare di loro, ma siamo sicuri di sapere davvero cosa siano? Sappiamo riconoscere la verità dalla bufala?
Partiamo innanzitutto dal capire a cosa servano: si tratta di molecole che proteggono un prodotto, nel nostro caso il cosmetico, dall’attacco di batteri, muffe, lieviti e funghi.

#funghi
Non porcini, ahimè

Questi microrganismi per crescere hanno bisogno di una cosa di primaria importanza: l’acqua (tenetelo a mente perché poi ci torneremo).
I conservanti sono spesso mal visti perché si fa un parallelismo con il mondo alimentare e si pensa, quindi, che il prodotto che li contenga non sia ne FRESCO ne SALUTARE.

Senza conservanti

In cosmetica, però, la questione è diversa e senza i conservanti i prodotti hanno una durata brevissima, di neanche un paio di giorni…
Quello che ci deve rassicurare è che, tra tutti gli ingredienti, i conservanti sono i più studiati e controllati dagli organismi di tutela della sicurezza dei consumatori che ne consentono l’impiego entro dei limiti ben precisi, ben al di sotto delle soglie di rischio.
Esistono prodotti SENZA CONSERVANTI?

Sì, tutti quelli che NON contengono acqua e quindi non forniscono ai microrganismi l’ambiente in cui moltiplicarsi. Qualche esempio? Oli, burrocacao, unguenti (tra i nostri prodotti: olio elasticizzante, balsamo tattoo, balsamo di tigre, burro labbra, olio di arnica).
Ma quindi come fanno tutti quei prodotti (spesso venduti in farmacia) a dichiararne l’assenza a gran voce sull’etichetta pur contenendo acqua (cosa che si evince immediatamente dando uno sguardo all’Inci)? Possono farlo perché il Regolamento europeo dei cosmetici contiene un elenco (l’Allegato V) in cui sono listate tutte le molecole riconosciute dalla legge come CONSERVANTI (ad es. Potassium sorbate, Sodium benzoate, Imidazolidinyl urea, Phenoxyethanol, Methyl paraben). Esistono, però, altre molecole dette MULTIFUNZIONALI che non rientrano in questa lista (e quindi non sono definite dalla legge come veri e propri conservanti); tra le varie funzioni possiedono, guarda un po’, anche quella di impedire la crescita dei vari agenti inquinanti. Vi ricorda qualcosa?!

Mumble mumble

Questo consente alle aziende cosmetiche che le utilizzano di dichiarare a caratteri cubitali sui loro prodotti “SENZA CONSERVANTI “, ma è una bufala perché i conservanti ci sono eccome, forse non di nome perché la legge non li definisce tali, ma di fatto sì!
Non fatevi ingannare, si tratta di una pura STRATEGIA COMMERCIALE perché i prodotti senza conservanti sono visti immediatamente come PIÙ FRESCHI, PIÙ SANI ED EFFICACI.
Esistono CONSERVANTI NATURALI? Sì, però hanno molti limiti: sono molecole poco efficaci, nel senso che da sole non riescono a proteggere a 360° il prodotto; talvolta hanno odori molto forti e pungenti (es. Tea tree oil); sono poco reperibili; sono molto costosi. Perciò nessuno li usa!
E allora nei cosmetici biologici cosa c’è? Gli stessi conservanti contenuti nei cosmetici non bio! Sorpresi? Eh sì perché la legge è uguale per tutti e i produttori si devono rifare allo stesso e unico elenco di ingredienti ammessi. Semplicemente spesso la scelta ricade su quelli con un metodo produttivo con un minor impatto ambientale (scelta che, però, non è una prerogativa esclusiva dei cosmetici biologici e può essere fatta anche nella formulazione dei non biologici).
Quanto dura un cosmetico? Molto semplice: la sua durata in mesi
una volta aperto è indicata sulla confezione da un simbolo che consiste in un vasetto aperto con un numero:

Pao
Quanto dura un cosmetico aperto?

La presenza di questo simbolo indica anche, per legge, che, se non esplicitata diversamente, la validità dello stesso prodotto sigillato è di almeno 30 mesi!
Ricapitolando: i conservanti, che lo siano di nome o solo di fatto, ci DEVONO essere perché altrimenti il cosmetico sviluppa agenti inquinanti pericolosi che possono scatenare problematiche cutanee anche molto serie.

Preferisci usare un cosmetico con conservanti sicuri e monitorati che proteggono il prodotto e la tua pelle o una crema arricchita di batteri e muffe?!

SOLARI – Quanto ne sai? seconda parte

Eccoci alla tanto attesa seconda parte del vademecum sui solari.. Bene, come scegliere il solare che fa per noi?

Per non rischiare di scegliere i prodotti solari tentando la fortuna come con i numeri del lotto bisogna innanzitutto capire quale sia il nostro FOTOTIPO.

Fonte: abc-cosmetici

Facile no? In base ai nostri colori, a quanto siamo già abbronzati, a dove ci troviamo (perché il sole della Pianura Padana ha un’intensità diversa da quello della Thailandia, lo sapevate?!) e a che ora ci esponiamo (e su questo dovremmo essere preparatissimi se abbiamo visto almeno una volta i servizi estivi di Studio Aperto), sceglieremo un tipo di protezione adatto. Se si tratta del primo sole, per la prima settimana di esposizione meglio optare per la protezione più alta consigliata per il nostro fototipo, scalando gradualmente con i fattori nelle settimane successive.

Bene, abbiamo capito che fototipo siamo, abbiamo scelto il solare che fa per noi e ora?! Come lo utilizziamo?

Innanzitutto chiariamo un punto fondamentale: lo sai che se non applichi la giusta quantità di prodotto la capacità protettiva del tuo cosmetico scelto con tanta cura crolla drasticamente?

“Sì, ma qual è questa giusta quantità?” direte voi… Gli esperti dicono circa 2mg/cm2. Prima che vi mettiate a calcolare l’area del vostro corpo con squadra, riga e compasso vi diamo un’idea:

Quantità consigliata per il corpo

Quantità consigliata per il viso

Sorpresi? Quanti di voi applicano la quantità corretta? Da alcuni sondaggi è emerso che solitamente si consuma UN QUARTO della crema che andrebbe applicata, con conseguente riduzione sostanziosa del livello di protezione. In pratica, se vi spalmate un spf 50 con la parsimonia di zio Paperone avrete, in realtà, la protezione di una crema spf 12,5.

Altra questione: quando bisogna applicare la crema e, soprattutto, ogni quanto?

Dal momento che diamo ormai per scontato il fatto che non si metta la giusta quantità, l’ideale è applicare la crema PRIMA di uscire di casa per recarsi in spiaggia/in piscina/in montagna/al lago e riapplicarla subito appena arrivati. Va da sé che se quando si arriva, dopo ore di coda in auto, si ha come unico obiettivo quello di gettare le borse a casaccio sotto l’ombrellone e buttarsi in acqua, meglio aspettare di essere usciti per riapplicarsi il solare! Sì, perché, anche se il solare è resistente all’acqua, la sua capacità protettiva si riduce, soprattutto se si sta in ammollo per un bel po’.

Successivamente, si consiglia di riapplicare il prodotto ogni 2 ore o più frequentemente se si suda molto, si fanno bagni/docce o ci si sfrega con l’asciugamano. In ogni caso, melius abundare quam deficere.

L’uso di un fattore di protezione solare è importante SEMPRE quando ci si espone per periodi medio-lunghi, anche quando si è già abbronzati perché se l’abbronzatura aumenta la protezione contro l’eritema solare, non protegge dai danni cellulari.

Non utilizzare solari con SPF troppo basso per il tuo fototipo pensando “se no non mi abbronzo”; sicuramente la tintarella sarà più lenta, ma dato che nessun cosmetico filtra la totalità dei raggi solari, quelli che riusciranno a passare stimoleranno comunque la produzione di melanina e anche tu ti abbronzerai. Ti fidi di me?

Altro grosso errore è quello di non utilizzare prodotti solari se si sta tutto il tempo sotto l’ombrellone a fare le parole crociate: la sabbia riflette circa il 20% dei raggi UVB, l’erba il 3%!! La mente si allenerà pure, ma la scottatura è dietro l’angolo! Si può scegliere un fattore di protezione minore, ma comunque è importante utilizzarlo.

Idem per chi per lavoro passa molto tempo sotto il sole: oltre a utilizzare il più possibile indumenti protettivi (maglie che proteggano le spalle, scarpe chiuse, cappelli e occhiali da sole) è consigliabile l’utilizzo di filtri solari sulle parti che rimangono inevitabilmente esposte.

E le MACCHIE?? Possono avere svariate cause: ormonali, dovute ad alcune terapie particolari o in gravidanza (cloasma), determinate dall’invecchiamento (lentigo senili), dall’uso di farmaci o sostanze fotosensibilizzanti, da fattori genetici ereditari (lentiggini ed efelidi) o da un’eccessiva esposizione solare (lentigo solari). Molto spesso sono determinate da un disomogeneo accumulo di melanina nella cute, alcune indipendenti dall’esposizione solare, la maggior parte in ogni caso peggiora durante il periodo estivo.

Come prevenirle?! La soluzione è ovvia, anche se non sempre semplice, soprattutto se non si può prevenire la causa perché indipendente da noi: proteggersi, proteggersi e proteggersi. Indossare indumenti che proteggano le zone più sensibili, utilizzare occhiali da sole dalle lenti grandi, cappelli dalla tesa larga per proteggere il viso o in alternativa prodotti solari con spf da alto a molto alto.

Bene, ora non avete più scuse! E se state leggendo questo articolo sul terrazzo, in spiaggia o in piscina…. Avete messo la crema?!

SOLARI – Quanto ne sai? Prima parte

“A-A Abbronzatissima sotto i raggi del sole” Sì, ma come, quando, quanto, perché?! Edoardo Vianello ci diceva ben poco! Tranquilli, ci pensiamo noi a fare un po’ di chiarezza su questo argomento abbagliante.

Sì, perché abbronzarsi richiede una certa informazione. Con il sole non si scherza!

La luce solare si divide in tanti tipi di raggi a seconda della loro lunghezza: infrarossi, visibili e ULTRAVIOLETTI. Questi ultimi sono quelli che ci interessano perché coinvolti nel processo di sintesi e maturazione della melanina, in particolare gli UVA e gli UVB (gli enfants terribile, gli UVC, fortunatamente sono schermati dall’atmosfera). Questo tipo di raggi sono filtrati in maniera poco efficiente dalle nuvole, che bloccano solo i raggi infrarossi responsabili della sensazione di calore quindi anche con il cielo coperto è importante proteggersi!

Gli UVB costituiscono una minima parte, il 5%, degli UV che arrivano alla pelle, ma possono fare molti danni! Possiedono una fortissima energia che scaricano sull’epidermide (lo strato più esterno che insieme al derma e all’ipoderma forma la pelle) che, però, non li percepisce con alcuna sensazione perché si tratta di raggi freddi.

Come reagisce la pelle?  Se non la si protegge bene, reagisce nell’immediato arrossandosi, surriscaldandosi e, nei casi più estremi, con SCOTTATURE ed ERITEMI. Contemporaneamente vengono stimolati due meccanismi di protezione che hanno tempistiche meno immediate (2-3 giorni): la produzione di nuova melanina e l’ispessimento dello strato corneo (lo strato più superficiale dell’epidermide composto da cellule morte).

Gli UVA ricoprono il restante 95%. Sono i fratelli maggiori, meno energetici e all’apparenza innocui, ma in realtà sono più pericolosi degli UVB perché agiscono in profondità sul derma dove non esistono strutture biologiche di difesa. Sono i raggi comunemente utilizzati nelle lampade solari (dove sono potenziati di circa 12 volte rispetto a quelli provenienti dal sole).

Come reagisce la pelle? Questo tipo di raggi ha azioni dannose a lungo termine perché danneggia il collagene, l’elastina e l’acido ialuronico e sono i maggiori responsabili del foto-invecchiamento. Sono stati a lungo ritenuti abbronzanti perché la pelle in effetti reagisce immediatamente con una leggera pigmentazione quando esposta ad essi, ma questo è dovuto al fatto che sono in grado solo di far maturare le molecole di melanina già formata in superficie, non di stimolare la produzione di nuova come, invece, fanno i raggi UVB.

Quindi non esaltiamoci troppo per quel leggero segno del costume che vediamo la prima volta che prendiamo il sole in terrazza o ci facciamo una lampada; in realtà quella è un’abbronzatura poco duratura e superficiale. L’abbronzatura duratura si ottiene con il tempo per merito degli UVB, adottando tutti gli accorgimenti per evitare la comparsa degli effetti collaterali negativi.

Innanzitutto esponendosi gradualmente, per periodi brevi (è meglio esporsi quattro ore nell’arco di una settimana che in soli due giorni). Poi evitando le ore più calde (11-15) perché sono quelle in cui i raggi incidenti sono meno filtrati dall’atmosfera e sono, quindi, più dannosi per la pelle.

Infine utilizzando prodotti contenenti filtri solari, sostanze in grado di assorbire o schermare le radiazioni UVA e UVB in modo più o meno esteso e con meccanismi diversi. Comunemente vengono distinti in:

  • FISICI O MINERALI che fungono da “specchio” riflettendo le radiazioni;
  • CHIMICI OD ORGANICI che funzionano come molle assorbendo l’energia solare al posto delle cellule.

Quali è meglio preferire? Chimici o fisici? La soluzione migliore per avere una buona spalmabilità e una certa resistenza del prodotto sulla pelle è combinare più filtri con meccanismi differenti, soprattutto per le protezioni più alte.

Cosa significa il numeretto riportato sulle confezioni? È l’SPF, il Sun Protecting Factor: quanto più è alto, tanto maggiore è la quantità di raggi UVB necessaria per provocare un eritema sulla pelle protetta con quel cosmetico, quindi, di conseguenza, minore sarà il rischio di scottarsi.

Confuso dai troppi numeri sui prodotti solari in commercio?

Per evitare questo la commissione Europea ha stilato delle linee guida per la classificazione in poche e semplici categorie:

  • 6 o 10 = protezione bassa;
  • 15, 20 o 25 = protezione media;
  • 30 o 50 = protezione alta;
  • 50 + = protezione molto alta

ATTENZIONE! Non esiste lo schermo TOTALE e l’SPF 100 o maggiore è una bufala perché nessun prodotto riesce a filtrare la totalità dei raggi!

Per una protezione completa anche dai danni a lungo termine del sole è importante che il prodotto applicato fornisca anche una protezione dai raggi UVA (caratteristica che viene fortemente consigliata nella Raccomandazione europea sull’efficacia della protezione solare).

Fin qui tutto molto bello. Ma come si sceglie la protezione che fa al caso nostro?

Non perdete la seconda parte del nostro articolo!

MOMO_cosmetics_blog_sieri

IL SIERO – Tutte lo vogliono, tutte lo cercano

Un “bel” giorno ci svegliamo… e abbiamo trent’anni. E la nostra priorità diventa LUI, il sacro Graal della bellezza, il prodotto che tutte, una volta superata la boa dei malefici –ENTA, agogniamo più di ogni altra cosa. La quintessenza della gioventù, colui che promette di illuminare l’incarnato più dei fari di Barbara D’Urso, di piallare ogni ruga e mantenerci con un’espressione serena e stirata per il resto dei nostri giorni.

Scherzi a parte, anche se spesso lo si associa ad una funzione antietà, il siero, in realtà, è un prodotto versatile che può soddisfare moltissime esigenze. La sua texture fluida e la formulazione concentrata permettono di utilizzarlo in combinazione alla crema abituale oppure anche da solo, a seconda dello scopo per cui lo si utilizza e le sostanze contenute. Va applicato in piccoli quantitativi su pelle pulita prima picchiettando con i polpastrelli per stimolarne l’assorbimento e poi pressando le dita sulla pelle.

In commercio ne esistono più varianti del gelato: da quella in gel (famosissima è a base di acido jaluronico), a quella in crema o in forma oleosa per le pelli più esigenti. Le sostanze funzionali, poi, sono una storia infinita:

no, non questa…

Si parte dagli oli vegetali e dagli estratti di piante, per arrivare alle vitamine, ai prodotti di biotecnologia fino ai peptidi di ultima generazione.

Insomma, poco li distingue dalla pozione magica preparata dal Druido che dona forza sovrumana ad Asterix & Obelix!

Per scegliere il siero che fa per te innanzitutto osserva la tua pelle: è normale, senza troppi segni del tempo, ma spenta e priva di tono? Allora opta per sieri ricchi di vitamine per ridare energia e luminosità al tuo viso! Inizi ad osservarti al microscopio e noti rughe d’espressione? Scegli sieri con sostanze in grado di stimolare la produzione di acido jaluronico, collagene ed elastina, le proteine responsabili della tonicità della pelle. La pelle è molto secca durante i cambi di stagione o i periodi di stress? Il tuo siero ideale sarà ricco di oli che aiutino a ristabilire la normale funzione barriera dell’epidermide e limitino la disidratazione.

Durante la stagione calda orienta la scelta su una formulazione in gel con principi attivi idratanti e remineralizzanti, per ridare alla pelle sotto stress gli oligoelementi e i sali minerali di cui ha bisogno. Prima dell’esposizione solare evita l’applicazione di sieri contenenti sostanze esfolianti e fotosensibilizzanti come l’acido glicolico o l’olio essenziale di bergamotto; utilizza questo genere di prodotti solo la sera quando la pelle non è esposta ai raggi solari diretti e nei cambi di stagione.

In certi periodi più stressanti o in inverno, quando la pelle è più soggetta a sensibilizzarsi, invece, opta per sieri cremosi o in forma oleosa che diano una protezione in più contro gli agenti atmosferici.

Impara ad osservare la tua pelle e lei ti dirà di cosa ha bisogno!

Scrub e Peeling

Le cellule della pelle hanno un tempo di rigenerazione medio di 28 giorni.  Un numero ricorrente nella vita di noi donne, non trovate??

Che cosa significa? Vuol dire che in questo lasso di tempo il nostro corpo elimina naturalmente le proprie cellule più agée e le sostituisce negli strati più profondi con cellule nuove e vitali. Largo ai giovani, insomma…!

Con l’invecchiamento (termine orrendo che useremo il meno possibile) o in situazioni di particolare stress questo processo naturale rallenta e la pelle è spenta e irregolare.

Cosa fare per dare una spintarella al processo di rigenerazione cutaneo??

Non esageriamo, dai…

Piuttosto, si possono utilizzare dei prodotti che rendano più rapido il pensionamento delle cellule morte dello strato corneo e, quindi, aiutino a far emergere le cellule vitali sottostanti.

In commercio ne esistono due categorie: la prima è quella degli esfolianti meccanici, detti anche SCRUB, che utilizzano particelle di dimensioni e “durezza” differenti da scegliere a seconda della sensibilità della pelle e della zona di applicazione: sul viso è preferibile utilizzare esfolianti leggeri formulati con polvere di noccioli di frutta oppure sferette di jojoba; sul corpo, invece, si può optare per scrub più energici contenenti particelle più grandi o addirittura granelli di sale. Si utilizzano massaggiando una piccola quantità sulla pelle umida con movimenti circolari.

La seconda tipologia è quella degli esfolianti chimici, detti anche PEELING, che eliminano le cellule morte superficiali sfruttando il potere disgregante degli acidi (come glicolico, salicilico, mandelico, malico) o degli enzimi (come lisina, papaina). Il loro utilizzo non richiede un massaggio, ma prevede un tempo di posa variabile a seconda del potere esfoliante e del tipo di pelle.

Nulla vieti che in un unico prodotto si possano combinare entrambe le tipologie; in questo modo l’effetto sarà potenziato a 360°.

D’estate, scrub, peeling & abbronzatura, contrariamente a quanto si pensa, vanno d’accordissimo: la melanina accumulata in profondità viene aiutata a risalire verso la superficie, prolungando così l’effetto delle nostre tintarelle.

Vietato, però, usare questi prodotti, in particolare i peeling contenenti acido glicolico, appena prima o appena dopo l’esposizione solare perché potrebbero provocare fenomeni di sensibilizzazione.

Sì, invece, all’esfoliazione quotidiana, ma solo per periodi limitati e utilizzando prodotti molto blandi; quella strong è consigliata, invece, una volta ogni 10-15 giorni. Non pensate che la tecnica dello “scrubba scrubba che mai si consuma” sia la scelta vincente! Aiutate la vostra pelle a rinnovarsi, ma datele tregua e vi ringrazierà!

MomoCosmetics_crema_drenante_rassodante

La cellulite

Avete presente quegli sciogli lingua tipo “trentatré trentini entrano a Trento tutti e trentatré trotterellando”? Oppure “supercalifragilistichespiralidoso”? Ecco, il vero nome della cellulite non è da meno: Panniculopatia edemato fibro sclerotica. Ma noi, per facilità, la chiameremo “l’infida”.

Colpisce la stragrande maggioranza di noi donne senza distinzione di età, peso, classe sociale, segno zodiacale ed è caratterizzata da inestetismi multifattoriali, cronici ed evolutivi.

Come ormai è cosa nota, non si tratta solo di una questione di ciccia: le cellule adipose (che tutti possediamo, senza distinzione di corporatura) subiscono un aumento delle dimensioni seguito da alterazione e danneggiamento, ma a questo si associa una scarsa tonicità muscolare e una riduzione del microcircolo venoso e linfatico con conseguente ristagno di liquidi e tossine nelle zone colpite.

Bene, perché proprio a me?? Tranquilla, non sei la “sfigata” tra migliaia.

I fattori che predispongono a questo tipo di inestetismo sono tantissimi:

  • L’essere FEMMINE e dominate dagli estrogeni, che ha tantissimi lati positivi, ma non in questo caso;
  • La FAMILIARITA’ (non smettete, però, di parlare con vostra madre per questo);
  • Il LUOGO D’ORIGINE (birra & stinco non sono l’accoppiata vincente, per questo le popolazioni del Nord Europa sono più colpite);
  • Gli SQUILIBRI ORMONALI (che non significa solo essere più emotive, avere continuamente fame e diventare delle iene in alcuni giorni del mese, ma coinvolgono anche gli ormoni tiroidei, insulina e cortisolo, ovvero l’ormone dello stress);
  • I DISORDINI ALIMENTARI (ovvero troppi zuccheri e grassi saturi, ma anche diete iper- o ipoproteiche);
  • Le POSTURE SCORRETTE (Quasimodo docet);
  • La STIPSI (ma state alla larga dalle supposte effervescenti!);
  • La DISBIOSI (ovvero l’alterazione della flora intestinale, quindi sì al Bifidus);
  • Le CATTIVE ABITUDINI (fumo, troppi caffè, alcool, abiti stretti, tacchi alti, uomini sbagliati…).

Ciò su cui noi possiamo, invece, usare maggiormente il nostro dono, ovvero il LIBERO ARBITRIO, è:

  • L’OBESITA’ E SOVRAPPESO
  • La SCARSA ATTIVITA’ FISICA
  • L’ASSUNZIONE DI ORMONI (contraccettivi, tiroidei, surrenalici)

Tirando le somme, le fortunate superstiti a questa piaga della società moderna sono davvero poche!

Ma non bisogna disperare, si può intervenire per migliorare o addirittura eliminare il problema.

Come?

Trattandosi di un inestetismo multifattoriale, anche il suo “trattamento”, per essere efficace, dovrà comprendere diversi aspetti:

  • Corretto stile di vita (Alimentazione sana +Attività fisica)
  • Costanza (che non è né il lago né una amica di mamma)
  • Uso di cosmetici funzionali

Riguardo a questi ultimi, è importante che siano innanzitutto formulati con una base che favorisca un massaggio prolungato, un alleato da non sottovalutare in quanto da solo, se fatto correttamente, svolge metà del lavoro, oppure a rilascio controllato (fanghi o bende). Diffidate dai prodotti ready-to-go che si applicano e si assorbono immediatamente. Sappiamo che sono più “comodi”, ma trascurano una componente fondamentale del trattamento.

Seconda caratteristica chiave è il contenuto in sostanze funzionali specifiche che dovranno agire sui vari fattori coinvolti. Devono essere inserite nelle giuste percentuali efficaci e non solo a titolo di marketing! Purtroppo, però, non ci sono tecniche che ci consentano di capirlo leggendo l’inci, bisogna fidarsi del produttore. Un prodotto cosmetico di qualità ha i suoi costi, ma il prezzo spesso non è un indicatore attendibile perché nasconde pubblicità e operazioni commerciali..

Tranquille, vi diamo qualche dritta su cosa si deve cercare nei cosmetici che volete acquistare

  • sostanze che favoriscano il drenaggio dei liquidi (per esempio la betulla, la bromelina, un enzima estratto dal gambo d’ananas, Sali di magnesio, argille);
  • sostanze ad azione liporiducente (per esempio la caffeina, la carnitina, estratti di alghe rosse e brune);
  • sostanze ad azione detox sui radicali liberi (per esempio tarassaco, vitamina E);
  • sostanze ad azione indiretta sul microcircolo (per esempio mirtillo, rusco, ippocastano ed escina, centella, zenzero, cannella, vite rossa);
  • sostanze ad azione rassodante (tamarindo, olio di avocado, menta, luppolo, equiseto).

La cellulite è un fenomeno cronico quindi va trattata SEMPRE; nei casi più lievi può addirittura scomparire! Per tutti gli altri casi, non disperate! Le pozioni magiche non esistono, ma si possono ottenere grandi miglioramenti, basta prendersi cura di sé tutti i giorni, senza scuse!

Per approfondire visitate il blog della Dott.ssa Annalisa Terenzio http://www.annalisaterenzio.com/progetto-cellulite.html, biologa nutrizionista con cui abbiamo collaborato nel Progetto Cellulite, uno studio che ha dato ottimi risultati eseguito su 20 donne di età compresa tra i 18 e i 60 anni.