fbpx
Slide toggle

Contatti

Lunedì - Venerdì: 09:00 - 17:30 Via dell’Industria snc 24040 Comun Nuovo (BG) 035 595722 info@lemomocosmetics.com

Tag: Cosmetici

spaccio momo cosmetics

THE TRUE COST OF COSMETICS

È tutto oro quello che luccica nei nostri vasetti? Sai che cosa si nasconde dietro il costo dei cosmetici che acquisti?

In tutti i settori commerciali esistono tipologie di prodotti differenti, con canali di vendita diversi e fasce di prezzo diverse: basti pensare, ad esempio, ad una mozzarella di bufala di cui si può acquistare una sottomarca al discount, una marca famosa al supermercato o fresca al caseificio; oppure una t-shirt, acquistata in una catena di fast fashion, nel negozio di un brand di lusso o da un artigiano.

Il settore dei cosmetici non si discosta da questo meccanismo. Come spesso accade anche nel mondo della moda, però, molto spesso, ad un prezzo di listino astronomico non corrisponde un’effettiva qualità del prodotto.

Che cos’è che incide sul costo finale? Scopriamolo insieme (e ti sveleremo tutti i segreti…di Pulcinella)!

Partiamo da quello che dovrebbe essere il CUORE del prodotto, ovvero la FORMULA

Sapevi che, per legge, gli ingredienti di un cosmetico devono essere riportati sulle confezioni in ordine decrescente di concentrazione in cui sono contenuti? Quelli presenti in percentuale inferiore all’1%, però, possono essere dichiarati sulla confezione in ordine sparso. Questo significa che non importa se di un ingrediente il formulatore abbia inserito lo 0.995% o lo 0.0001%, nella lista degli ingredienti lo potrà posizionare allo stesso livello. INCI uguale, ma efficacia e costi molto differenti e, per assurdo, una buona strategia di marketing può far apparire il prodotto meno ricco molto più performante di quello meglio formulato! 

CONSIGLIO N.1: non farti abbagliare da ingredienti lussuosi o dai nomi esotici, soprattutto se servono a giustificare un costo spropositato; potrebbero essere dei semplici specchietti per le allodole.

“Water, Mineral Oil, Petrolatum, Glycerin, Microcrystalline Wax, Lanolin Alcohol, Paraffin…”

“Algae (Seaweed) Extract, Mineral Oil, Petrolatum, Glycerin, Isohexadecane, Microcrystalline Wax, Lanolin Alcohol…”

Sono i primi ingredienti di due famose creme viso, una venduta a meno di 2 euro al supermercato, l’altra a oltre 200 euro in profumeria.

Sono molto simili, non trovi? Quindi come mai una così grande differenza di costo? Possono i soli ingredienti giustificare il prezzo finale del prodotto?

La risposta è….. <<rullo di tamburi>> NO.

È vero, esistono ingredienti cosmetici costosissimi tanto da essere venduti AL GRAMMO, ma dei quali generalmente si utilizza una quantità talmente piccola che l’incidenza sul costo finale si ridimensiona moltissimo (attenzione: non significa che se l’attivo è contenuto in bassa percentuale debba per forza essere inefficace; in cosmesi non vige sempre la regola di Baldambembo del “più ce n’è, meglio è”). Essendo produttrici e acquistando direttamente gli ingredienti cosmetici, ne conosciamo i prezzi e possiamo assicurarti che il costo di oltre 200 euro della crema venduta in profumeria non è giustificato dalla sua formula.

stupito?

Stupito?

Pensavi che la maggior parte del costo del prodotto dipendesse…dal prodotto stesso? Molto spesso, purtroppo, non è così!

Passiamo ora al CORPO del nostro cosmetico, ovvero il CONTENITORE.

Packaging per cosmetici

Ne esistono dei più disparati, dai più semplici a quelli che sono quasi delle astronavi; in plastica, vetro, alluminio, cartone… chi più ne ha più ne metta! Ovviamente anche la scelta del contenitore incide sul costo del prodotto finito; un tubetto di plastica costerà meno di un barattolo di vetro che verrà, a sua volta, meno di un airless (quei contenitori che permettono di non sprecare nemmeno una goccia di prodotto) di ultima generazione. Tra il primo e l’ultimo ci può essere una differenza di prezzo anche di dieci volte! Per non parlare poi dei dettagli: colorazioni personalizzate, stampa metallizzata, tocco soft touch… Tutto ha la sua incidenza di costo!

Non ti nascondiamo che in questo campo l’enorme vantaggio delle multinazionali si chiama POTERE DI ACQUISTO. Acquistando grosse quantità di materiali si abbattono i costi e si può (ma non è obbligatorio 😉) investire il denaro risparmiato in altro, ad esempio nella pubblicizzazione del prodotto.

multinazionali

Le piccole aziende in questo sono estremamente svantaggiate e difficilmente possono permettersi pubblicità, faticando di più a farsi conoscere. D’altro canto, sono quelle che, il più delle volte, investono maggiormente sulla qualità e la cura del cliente, puntando alla fidelizzazione e a farsi una propria nicchia grazie al passaparola. Chiaramente le tempistiche di vendita sono molto più lunghe (e inaccettabili per le grosse società), ma le soddisfazioni sono GIGANTI.

CONSIGLIO N.2: Fai molto caso a quante parti compongono il packaging del tuo cosmetico e alla scelta dei materiali: tutto contribuisce ad aumentare il valore economico del prodotto. Valuta se vale la pena pagare di più un prodotto solo per la sua confezione lussuosa.

Ora veniamo al VESTITO, o, per meglio dire, tutto ciò che ruota attorno al prodotto.

pubblicità

Lo sai, ad esempio, che per vendere a professionisti come le estetiste o i farmacisti, è necessario avere una rete di agenti commerciali che vengono stipendiati parzialmente in base alle vendite?

Lo sai che, IN MEDIA, un rivenditore (profumeria, farmacia, negozio, supermercato) chiede il 40% di ricavo sul costo del prodotto finito e che quindi ogni “passaggio di mano” è un ricarico di costi “vuoti”?

Per farti meglio capire il meccanismo di vendita più diffuso in questo settore ti facciamo l’esempio di una possibile situazione: un personaggio famoso decide di creare un brand di cosmetici e di venderne i prodotti in profumeria.

Ovviamente dovrà commissionarne la produzione ad un’azienda cosmetica specializzata. Questa, a sua volta, dopo aver prodotto gli sfusi, delega ad un’altra azienda il riempimento nel packaging prescelto. Una volta pronti nella loro confezione finale, il personaggio famoso venderà i prodotti a suo marchio al negozio, quasi sicuramente tramite un agente o a una rete commerciale.

Hai visto quanti passaggi fa il prodotto prima di arrivare nel tuo bagno?

scalinata

In questo esempio ne hanno fatti ben 5, che corrisponderanno ad altrettanti 5 ricavi che incideranno sul prezzo di cartellino senza apportare alcun valore.

Non sempre, però, è così, perciò:

CONSIGLIO N. 3: rifletti sempre su quanti passaggi il prodotto che stai acquistando ha dovuto subire prima di arrivare sullo scaffale e cerca di renderti conto di come tutti questi abbiano contribuito ad aumentare in maniera piccola o grande il suo costo finale.

Tutto qui?

Ovviamente no!

L’aspetto pubblicitario del prodotto è, forse, la parte più dispendiosa, specialmente se la si coniuga su vari canali (TV, radio, riviste, dépliant, cartelloni, etc). In misure differenti, ogni tipologia volta a far conoscere il prodotto avrà un costo (che in genere parte dal migliaio di euro a salire) che dovrà essere necessariamente spalmato sul costo del singolo prodotto in vendita.

La sponsorizzazione sui social media viene affidata ad influencer più o meno famose che mostrano i prodotti in maniera dettagliata sui loro profili? Quasi sempre anche questi sono costi extra!

Negli ultimi mesi è trapelata la notizia dei cachet STELLARI che i VIP di Instagram ricevono per un singolo post (si parla anche di 1 milione di dollari per una fotografia!). E non pensare che tutto questo non ricada anche su di te che, “influenzato” da un bel filtro e una foto suggestiva del tuo idolo, metti mano al portafogli e acquisti quel determinato prodotto senza troppo pensarci!

kim kardashian

Non stiamo demonizzato i social, ci mancherebbe, al giorno d’oggi sono la via di comunicazione più rapida e globale, ma tutti quei costi “vuoti” che non apportano alcun valore al prodotto, se non forse quello di farti conoscere il brand più facilmente e, con un po’ di fortuna e di marketing aggressivo, farti acquistare da lui.

Ma vuoi davvero pagare una crema il doppio o il triplo solo perché l’azienda che la vende deve stipendiare un influencer per parlarne bene?

Un’altra strategia di marketing “interessante” è il prodotto in omaggio ad ogni acquisto. Non si tratta sempre di prodotti a basso costo finale, talvolta sono prodotti con un prezzo di listino medio-alto. L’impressione iniziale è super positiva (a chi non piace ricevere regali?!), ma pensaci bene: quanto mai potrà costare quel prodotto all’azienda se lo regala con così estrema facilità?!

L’altro giorno parlavamo con un amico super entusiasta di aver acquistato un paio di jeans che da listino venivano 250€ a 30€ su un sito di saldi online. Il pensiero è stato immediato: considerando i ricavi per il negozio e il brand, che ci devono essere per forza, quanto mai potrà essere stato il costo di partenza per la produzione di quel capo?!

stupido

Non ti fa sentire preso in giro?

Ma allora come viene deciso il prezzo finale di vendita?

Innanzitutto il brand decide in quale nicchia di mercato inserire il prodotto/linea. Sarà un prodotto lussuoso o verrà venduto in un supermercato? Verrà distribuito in farmacia o in profumeria? Sarà disponibile solo online o in negozi in franchising?

Questa decisione è cruciale perché definisce tutte le scelte successive ed i loro relativi costi (la distribuzione, la rivendita, gli investimenti riguardanti il packaging più adatto al canale di vendita, le campagne pubblicitarie) e, molto spesso, già nella fase embrionale si arriva a decidere quanto dovrà costare il prodotto finito al brand e quanto sarà il suo prezzo di cartellino. Sulla base di cosa? Beh, ovviamente delle spese a carico dell’azienda, che saranno più o meno elevate a seconda delle dimensioni aziendali e degli investimenti fatti e che devono essere ampiamente ripagate dalle vendite. E poi del “consumatore tipo” di quel prodotto (il cosiddetto TARGET): quanto è disposto a spendere? Qual è il suo livello di preparazione sui prodotti? Il suo status sociale? Quanto è influenzabile dai vari canali di comunicazione?

E la formula? La sua qualità non dovrebbe essere la parte cruciale, il cuore del prodotto che tanto sentiamo enfatizzare nelle pubblicità?!

pat pat

In teoria sì, in pratica, per poter rimanere nel “target price” imposto da chi vende il brand, molto spesso il formulatore finisce per tagliare la parte più importante, quella che costa di più, ovvero gli ingredienti attivi.

CONSIGLIO N.4: Un packaging di lusso, molta pubblicità e decine di influencer-promoter che parlino bene a tutti i costi del brand spesso sono strategie volte ad abbellire un prodotto mediocre.

Informati, segui i nostri consigli e rispondi alle domande che ti abbiamo invitato a porti. Se hai curiosità, chiedi delucidazioni direttamente al brand. Dalle sue risposte già potrai farti un’idea! Ed infine, dopo tutto questo, scegli consapevolmente di dare la tua fiducia a chi ti sembra di meritarla ed ha i prodotti che meglio soddisfino le esigenze della tua pelle, non solo quelle di un bello scatto su Instagram 😉

I conservanti nei cosmetici – Tutta la verità!

Sentiamo spesso parlare di loro, ma siamo sicuri di sapere davvero cosa siano? Sappiamo riconoscere la verità dalla bufala?
Partiamo innanzitutto dal capire a cosa servano: si tratta di molecole che proteggono un prodotto, nel nostro caso il cosmetico, dall’attacco di batteri, muffe, lieviti e funghi.

#funghi
Non porcini, ahimè

Questi microrganismi per crescere hanno bisogno di una cosa di primaria importanza: l’acqua (tenetelo a mente perché poi ci torneremo).
I conservanti sono spesso mal visti perché si fa un parallelismo con il mondo alimentare e si pensa, quindi, che il prodotto che li contenga non sia ne FRESCO ne SALUTARE.

Senza conservanti

In cosmetica, però, la questione è diversa e senza i conservanti i prodotti hanno una durata brevissima, di neanche un paio di giorni…
Quello che ci deve rassicurare è che, tra tutti gli ingredienti, i conservanti sono i più studiati e controllati dagli organismi di tutela della sicurezza dei consumatori che ne consentono l’impiego entro dei limiti ben precisi, ben al di sotto delle soglie di rischio.
Esistono prodotti SENZA CONSERVANTI?

Sì, tutti quelli che NON contengono acqua e quindi non forniscono ai microrganismi l’ambiente in cui moltiplicarsi. Qualche esempio? Oli, burrocacao, unguenti (tra i nostri prodotti: olio elasticizzante, balsamo tattoo, balsamo di tigre, burro labbra, olio di arnica).
Ma quindi come fanno tutti quei prodotti (spesso venduti in farmacia) a dichiararne l’assenza a gran voce sull’etichetta pur contenendo acqua (cosa che si evince immediatamente dando uno sguardo all’Inci)? Possono farlo perché il Regolamento europeo dei cosmetici contiene un elenco (l’Allegato V) in cui sono listate tutte le molecole riconosciute dalla legge come CONSERVANTI (ad es. Potassium sorbate, Sodium benzoate, Imidazolidinyl urea, Phenoxyethanol, Methyl paraben). Esistono, però, altre molecole dette MULTIFUNZIONALI che non rientrano in questa lista (e quindi non sono definite dalla legge come veri e propri conservanti); tra le varie funzioni possiedono, guarda un po’, anche quella di impedire la crescita dei vari agenti inquinanti. Vi ricorda qualcosa?!

Mumble mumble

Questo consente alle aziende cosmetiche che le utilizzano di dichiarare a caratteri cubitali sui loro prodotti “SENZA CONSERVANTI “, ma è una bufala perché i conservanti ci sono eccome, forse non di nome perché la legge non li definisce tali, ma di fatto sì!
Non fatevi ingannare, si tratta di una pura STRATEGIA COMMERCIALE perché i prodotti senza conservanti sono visti immediatamente come PIÙ FRESCHI, PIÙ SANI ED EFFICACI.
Esistono CONSERVANTI NATURALI? Sì, però hanno molti limiti: sono molecole poco efficaci, nel senso che da sole non riescono a proteggere a 360° il prodotto; talvolta hanno odori molto forti e pungenti (es. Tea tree oil); sono poco reperibili; sono molto costosi. Perciò nessuno li usa!
E allora nei cosmetici biologici cosa c’è? Gli stessi conservanti contenuti nei cosmetici non bio! Sorpresi? Eh sì perché la legge è uguale per tutti e i produttori si devono rifare allo stesso e unico elenco di ingredienti ammessi. Semplicemente spesso la scelta ricade su quelli con un metodo produttivo con un minor impatto ambientale (scelta che, però, non è una prerogativa esclusiva dei cosmetici biologici e può essere fatta anche nella formulazione dei non biologici).
Quanto dura un cosmetico? Molto semplice: la sua durata in mesi
una volta aperto è indicata sulla confezione da un simbolo che consiste in un vasetto aperto con un numero:

Pao
Quanto dura un cosmetico aperto?

La presenza di questo simbolo indica anche, per legge, che, se non esplicitata diversamente, la validità dello stesso prodotto sigillato è di almeno 30 mesi!
Ricapitolando: i conservanti, che lo siano di nome o solo di fatto, ci DEVONO essere perché altrimenti il cosmetico sviluppa agenti inquinanti pericolosi che possono scatenare problematiche cutanee anche molto serie.

Preferisci usare un cosmetico con conservanti sicuri e monitorati che proteggono il prodotto e la tua pelle o una crema arricchita di batteri e muffe?!